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giovedì, Giugno 30, 2022

Un Sì alla Natura 

Vita & Salute WEB intervista Fabio Brescacin, Presidente di EcorNaturasì

NaturaSì

Da Ariele a EcorNaturaSì 

NaturaSì è una grande azienda per la cultura e la distribuzione capillare del biologico, quale la sua storia? Da dove e quando nasce questa idea, questa sensibilità green? 

L’idea nasce a Conegliano (Treviso), dove un gruppo di giovani amici mossi da un ideale comune diede vita nel 1985 ad Ariele, un piccolo negozio cooperativo di prodotti biologici e biodinamici, coltivati da agricoltori pionieri di una sana agricoltura.  

Il disastro avvenuto a Chernobyl nel 1986 contribuì a svegliare le coscienze sul tema dell’ambiente, dell’ecologia e della salute, facendo crescere la sensibilità per il biologico. In breve tempo la cooperativa vide aumentare la richiesta di prodotti bio e in quel momento il mercato non era ancora strutturato per una tale domanda. Decidemmo quindi di organizzare un sistema di raccolta di prodotti dagli agricoltori in Italia e all’estero. 

A partire da Ariele, incontrando altre realtà con gli stessi obiettivi, è nata EcorNaturaSì, che oggi gestisce un’attività di distribuzione specializzata di prodotti biologici e biodinamici attraverso due poli logistici, a San Vendemiano (Treviso) e a Bologna. Oltre alla distribuzione, l’azienda si occupa di produzione e vendita al dettaglio grazie agli oltre 300 negozi in tutta Italia. 

Parlare oggi di “biologico”, “sostenibile”, “responsabile” … è più o meno di moda. Voi di NaturaSì siete partiti da lontano, immagino foste considerati dei pazzi visionari. Cosa significa essere assertivi e affermativi (Sì) nei confronti della Natura? 

NaturaSì è un’azienda cresciuta su questi temi. La sua crescita in termini di clienti e punti vendita è la dimostrazione concreta che l’attenzione e i consumi di prodotti biologici e biodinamici è andata sempre aumentando. L’azienda è tutta orientata alla sostenibilità. La nostra attenzione per la natura parte infatti dall’idea che il miglior prodotto possibile per l’uomo sia anche quello migliore per la vita della Terra. 

I temi su cui siamo maggiormente impegnati sono, oltre all’agricoltura, il benessere animale, l’economia sostenibile, la biodiversità, le sementi, la lotta allo spreco. 

La mission dell’azienda è la stessa da quando siamo nati e i suoi capisaldi sono tre: permettere alle persone di nutrirsi con un cibo sano; sostenere un’agricoltura che si prenda cura del pianeta; favorire un’economia dove le persone siano rispettate, ci sia equità e solidarietà economica. 

Quante aziende credevano nel biologico quando siete partiti e quante invece sono attive sul nostro territorio oggi? Quanto è valso il vostro credere contro ogni speranza? 

Poco dopo la nascita di Ariele, il significativo aumento della richiesta di prodotti biologici ha dimostrato l’attenzione al tema e l’assenza di un mercato strutturato per i prodotti bio, a differenza di Paesi come Olanda, Svizzera, Austria, Germania. 

In quegli anni sono nate assieme a noi altre realtà e associazioni che proponevano il biologico.  

Fin dall’inizio non si è trattato di business, ma di un ideale: volevamo promuovere l’agricoltura biodinamica per curare la terra e dare cibo sano alle persone. Avere sempre questi ideali dentro di noi, ben saldi, è stata ed è tuttora la forza che ci anima. 

Nel corso della sua storia, l’azienda ha stabilito un modello che assicura l’allineamento ai valori aziendali in tutte le fasi di produzione, distribuzione e vendita al dettaglio. 

NaturaSì è una realtà che guarda sempre lontano, oltre la realtà dell’orizzonte.  

Avete dato prova di saper immaginare; che cosa bolle in pentola? Quali sono i grandi progetti e i sogni che continuano ad animarvi? 

Le crisi legate alla pandemia e al conflitto in Ucraina ci insegnano che occorre una capacità di autoproduzione per risorse strategiche come il cibo. Questo non lo si può ottenere a spese di ambiente e salute, bensì curando la fertilità della terra e promuovendo la sovranità alimentare di ogni singolo paese. Da anni sentiamo necessario operare in un’ottica di comunità del cibo, dove un giusto prezzo riconosciuto agli agricoltori crei sostenibilità per tutti nel lungo termine. 

Ascolta anche il podcast

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