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giovedì, Agosto 11, 2022

3Bee – Tecnologia al servizio delle api

La giovane azienda che fa impresa in alveari hi-tech

Tanto di cappello a tutte le attività No Profit, realtà meravigliosamente utili, sociali, solidali.  

Ma esiste anche l’altra faccia della medaglia, e noi di Vita & Salute WEB proviamo a farla ruotare.  

Niccolò, 3Bee è un team giovane, una azienda Profit. Si può essere Profit senza approfittarne? 

«Sì, questa è una domanda che in realtà tanti nostri clienti ci pongono e, nel nostro caso, la risposta è affermativa. Quello che facciamo è tentare di legare il profitto al relativo impatto sociale. Proviamo a usare la leva economica per ottenere un impatto sociale e ambientale il più voluminoso possibile. Detto terra terra: ogni euro fatturato sono 100 api protette. Più riusciamo a incrementare questa leva economica, più riusciamo a proteggere le api e l’ambiente che le e ci circonda». 

Dove nasce la tua sensibilità e la tua passione per il mondo giallo e nero delle api?   

«La passione delle api credo sia per me un vero e proprio richiamo. Sono sempre stato affascinato dal mondo delle api e dell’apicoltura. In realtà, il mio background è totalmente diverso, non ho una preparazione al mondo del biologico o agricolo in generale.  

Ho un dottorato in elettronica, studiavo la fisica delle particelle, la realtà dell’elettronica quantistica. A un certo punto, però, mi sono stancato di questo mondo e ho voluto cercare qualcosa che potesse avere un impatto più diretto sui problemi che ci circondano.  

Ne ho parlato con Riccardo Balzaretti, l’altro socio fondatore di 3Bee e anche apicoltore. Abbiamo iniziato a elaborare quelli che ci sembravano i problemi effettivi delle api e da qui, da questo scambio d’idee, abbiamo capito che potevamo fare qualcosa di concreto per proteggere le api e la biodiversità ». 

Dalla fisica delle particelle alle celle dell’alveare, insomma, il volo è breve… 

«Più di quanto si potrebbe pensare». 

Qual è la specificità unica della vostra azienda e del vostro impegno? 

«Abbiamo sviluppato una tecnologia elettronica che si installa all’interno degli alveari, delle arnie. Sensori che permettono di monitorare la qualità di salute delle api. I dati ci permettono di capire come stiano, misuriamo loro la febbre, stimiamo il loro peso, valutiamo i cambiamenti repentini di stato… dati che, una volta trasmessi e salvati sul nostro cloud ed elaborati, permettono all’apicoltore di sapere come intervenire. Una tecnologia che accorcia le distanze, visto che l’operatore può interagire da casa, con il suo smartphone, anche a 300km di distanza con le sue api».  

La tua preparazione in elettronica non è andata persa… 

«Sì, diciamo che sono riuscito a sfruttarla e a non buttare nel cestino tutto. Ho sfruttato un po’ quello che era un imprinting mentale e ovviamente una base tecnica di sviluppo elettronico e analisi dati. 

L’uso di fitofarmaci e antiparassitari di ogni genere e forma minaccia non solo il mondo delle api ma l’ambiente in generale. Quali le soluzioni suggerite da 3Bee per evitare la catastrofe ? Ho anche letto di “adozione delle api”. Ma è una cosa seria? 

«Certo che sì, si può adottare un alveare e seguirlo passo dopo passo. È possibile seguire le api nella loro crescita. Grazie alla tecnologia 3Bee si può entrare all’interno dell’alveare adottato e capire come stiano le api sponsorizzate.

I fitofarmaci e i pesticidi incidono sulla qualità della vita delle api. Ma il problema principale è legato alla mancanza di nettare. È questo il fattore che sta scatenando questa moria. Stiamo perdendo la biodiversità dell’habitat naturale e a tal riguardo questi insetti quindi preziosissimi.  

In città ci sono poche piante. Nelle grandi distese agricole, come la pianura padana, non c’è nettare, non ci sono piante che ne producano e quindi, oltre al cibo, manca il riparo alle api e agli altri impollinatori. Questa situazione porta al collasso: le api muoiono di fame. Nel 2021 abbiamo avuto una delle più gravi carestie della storia del nord Italia con la conseguente moria di milioni di api. Per via dei cambiamenti climatici scompaiono le piante, il nettare e le api. Se a questo quadro si aggiunge anche l’uso dei pesticidi…». 

Il vostro sito ufficiale fornisce alcuni numeri e dati, immaginiamo siano attendibili, quali sono le fonti e cosa dicono in realtà questi numeri? 

Il numero principale, si nota in alto a destra della pagina web, è quello che riguarda le api che proteggiamo. Riusciamo a misurare in tempo reale quante ne stiamo monitorando. Abbiamo una tecnologia che ci permette di rivelare quante api siano all’interno degli alveari, come stanno in salute, qual è stata la moria del passato e quale la nostra tradizione sulla moria del futuro. Poi ci sono i numeri del nostro fatturato, ricordi l’equazione?  

+ fatturato= + api protette 
+ api protette = + profit 

Per noi la leva economica è molto importante, proprio perché più cresciamo, più il nostro impatto ambientale e sociale diventa determinante». 

Quanti apicoltori si rivolgono in questo momento a 3Bee? 

«Gli apicoltori che sfruttano la nostra tecnologia per le loro api sono più di 1500. Forniamo anche una app che permette di gestire al meglio la loro attività e che è già stata scaricata da circa 20.000 apicoltori in tutta Europa, il 95% dei quali in Italia». 

Un suggerimento? Perché non prevedere di offrire un servizio honeymoon?  

«In realtà siamo inondati di richieste per celebrare matrimoni non convenzionali. Sposi che desiderano fare visita agli apiari vestiti da nozze, che chiedono di confezionare bomboniere con il miele. Una buona idea, un’idea dolcissima. 

Ascolta il podcast:

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