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mercoledì, Dicembre 7, 2022

Tumore al polmone e inquinamento

  • Inquinamento
  • Tumore al polmone
  • Macrofagi
  • Geni

Il rischio del tumore al polmone è chiaramente segnalato sui pacchetti di sigarette. Giusto così. Non si leggono così chiaramente i rischi di ammalarsi di tumore all’ingresso delle metropoli…

V&S WEB incontra il Dottor Daniele Banfi, Health journalist.

Tumore e inquinamento

Dottor Banfi, quanto conta l’effetto dell’inquinamento atmosferico?

«Il fumo di sigaretta rimane il nemico numero uno.8 tumori al polmone su 10 sono causati direttamente da questa abitudine. I restanti sono dovuti prevalentemente all’esposizione a sostanze inquinanti.

Lo smog, in particolare l’esposizione al particolato, è dunque una causa di tumore polmonare minore rispetto al fumo di sigaretta ma non per questo deve essere sottovalutato. L’inquinamento atmosferico però, ricordiamolo sempre, non è solo un fattore di rischio per lo sviluppo dei tumori ma è implicato nella genesi di infarti ed ictus».

Geni

Cosa si intende per EGFR E KRAS?

«Per funzionare correttamente le nostre cellule attingono le informazioni necessarie dal Dna. Questo è composto da una serie di geni come EGFR e KRAS. Si tratta di due geni molto importanti implicati in diverse funzioni come, ad esempio, il controllo della replicazione cellulare.

Con il passare degli anni le cellule accumulano tutta una serie di mutazioni. Quando queste avvengono in geni importanti che regolano il processo di replicazione, le cellule sono più suscettibili a perdere il controllo e diventare tumorali.

Fortunatamente la cellula ha diversi meccanismi che “tamponano” questi danni. In questo modo la presenza di una mutazione in quei geni non per forza porterà alla malattia.

Nello studio presentato ad ESMO è stato scoperto che nei non fumatori, in presenza di mutazioni in EGFR e KRAS, il particolato atmosferico può innescare il processo di trasformazione tumorale. Trasformazione che non avviene in quelle cellule sane prive delle mutazioni predisponenti».

Macrofagi

Nello studio di Francis Crick Institute e della University College di Londra si accenna anche al ruolo dei macrofagi, che ruolo svolgono?

«I macrofagi sono delle cellule del sistema immunitario, ovvero il nostro sistema di difesa. Si tratta di cellule che eliminano gli “ospiti indesiderati”. Non solo, i macrofagi secernono delle molecole infiammatorie utili a generare una risposta contro “l’invasore”. Quando questa risposta è fuori controllo, si crea una situazione in cui il tumore riesce a proliferare.

Nello studio inglese è stato scoperto che la presenza dei macrofagi attivati dal particolato atmosferico porta alla produzione di interleuchina1-beta, molecola capace di promuovere la trasformazione tumorale nelle cellule con le mutazioni in EGFR e KRAS».

Anticorpi monoclonali

Davvero è possibile bloccare la trasformazione tumorale con degli anticorpi? Come funziona?

«Alcuni anni fa è stato presentato uno studio epidemiologico in cui si afferma che le persone in cura per alcune malattie reumatiche con canakinumab, un anticorpo monoclonale che blocca la produzione di interleuchina1-beta, sono meno soggette a sviluppare un tumore del polmone. Ora, con lo studio presentato ad ESMO, si chiude un cerchio poiché quanto osservato è in linea con quanto ottenuto nello studio epidemiologico. Bloccando l’attività dell’interleuchina1-beta, secreta dai macrofagi attivati dal particolato, l’idea degli scienziati è quella di inibire la trasformazione tumorale.

Ovviamente si tratta di un’ipotesi che andrà testata nelle persone maggiormente a rischio. Il razionale scientifico c’è, ora occorrono i dati. Non vorrei però passasse il messaggio che con un anticorpo si può risolvere la situazione.

Non fumare, ridurre l’esposizione all’inquinamento atmosferico ed effettuare controlli con regolarità è di fondamentale importanza».

Riduzione dell’inquinamento

Ma non si può fare davvero nulla per ridurre l’inquinamento atmosferico?

«Negli ultimi anni la consapevolezza sui temi dell’inquinamento è aumentata notevolmente. Le notizie “catastrofiche” sulla qualità dell’aria che respiriamo sono all’ordine del giorno. Sia chiaro, l’inquinamento atmosferico è un problema serio. Attenzione però a cadere nell’errore di pensare che si stava meglio un tempo”.

Negli ultimi dieci anni la concentrazione di sostanze inquinanti si è ridotta nella maggior parte dei Paesi industrializzati.

Dobbiamo però fare molto di più, le politiche di riduzione delle emissioni dovrebbero essere in cima alle preoccupazioni dei governi. Il 21 settembre 2021 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha diffuso le nuove “Air Quality Guidelines”. Un documento atteso da 16 anni.

Nelle linee guida si invita a ridurre in misura considerevole i valori raccomandati per l’inquinamento atmosferico esortando le nazioni di tutto il mondo a mettere in campo politiche per ridurre l’inquinamento atmosferico. Entro il prossimo anno si pronuncerà anche la Commissione Europea.

Per le polveri sottili PM2,5 il valore guida è stato dimezzato, da 10 a 5 ug/m3 come media annuale. Quello per il biossido di azoto è ora inferiore del 75%, da 40 a 10 ug/m3. Clima e salute sono la priorità«.

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