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mercoledì, Dicembre 7, 2022

Divulgazione Medica 

Quando si è lontani dallo scopo

  • Divulgazione 
  • Comunicazione medica attendibile 
  • Benessere dei cittadini 
  • Competenze 
  • Libertà e Controllo 

Comunicare è un verbo, un’azione straordinaria che, letteralmente, significa: mettere in comune. Nella fattispecie, ciò che si prova a mettere in comune nella comunicazione sono le idee, le convinzioni, le intenzioni, i pensieri, le sensazioni, i sentimenti e anche le informazioni. 

La mission di Vita&Salute WEB ruota proprio attorno all’arte della comunicazione della Salute, provando ad aggiungere una dimensione irrinunciabile a quest’ultima: quella della Vita, non solo umana. 

Ma che cosa vuol dire comunicare in ambito medico?  Quali sono i problemi oggi che rendono controproducente l’istruzione e cosa si potrebbe e dovrebbe fare per migliorarla?  

Sono domande che porgiamo a Lorenzo Gensini, M.D, background in Clinical Oncology Research / Medical Education.  

Comunicare 

Dottor Gensini, recentemente lei si è posto queste domande lecite e ha deciso di condividerle pubblicamente, come valuta la comunicazione medica nel nostro Paese? 

«Grazie innanzitutto per l’interesse espresso ai miei pensieri nell’approfondire un argomento importante come la divulgazione medica di cui, ritengo, si debba cominciare davvero ad analizzarne i risultati.  

Penso sia innegabile che il nostro modo di comunicare la medicina, per lo più in ambito emergenziale e di salute pubblica, sia giornalisticamente sia in maniera strutturalmente diversa sui social network, abbia causato e continui a causare confusione e fazioni popolari. Non ci possiamo quindi che ritenere lontani dal principio medico di chiarezza e prevenzione che la comunicazione medica si fissa di perseguire.  

La divulgazione è un mezzo che abbiamo per istruire, di cui si serve la prevenzione per aumentare il livello di salute individuale. Va immaginata in una linea cronologica di azioni sanitarie di pari importanza, per il fine che si pongono di preservare la vita. Quindi dello stesso peso della diagnosi, del trattamento, della cura e del follow-up del paziente.  

Se questo è innegabile, dobbiamo allo stesso tempo avere la tempra di accettare che una vera divulgazione medica oggi in Italia non esiste, in quanto esiste il caos». 

Pensa di poter approfondire la sua considerazione così netta? 

«Credo si debba partire dalla verità più assoluta. L’unico scopo imprescindibile e perseguibile della Divulgazione Medica è il bene delle persone. La pandemia ha smascherato i difetti grezzi che caratterizzano il modo di comunicare. Solo pensare quanto sia sbagliato che un cittadino, ignaro in materia, si trovi a scegliere il ragionamento medico che più gli aggrada, porta a riflettere e ribadire ancora più solidamente su quanto sia necessario ripartire dalle fondamenta». 

Per altri articoli visita la sezione Salute

Ripartire 

Da dove ripartirebbe? 

«Preciso che non mi presento qui in veste di massimo esperto di divulgazione. Ma nel caos in cui ci troviamo, dove chiunque si arroga il diritto di parlare di medicina, dobbiamo cominciare insieme a portare delle riflessioni pivotali e procedere a valorizzare il sistema comunicativo in ambito medico. A mio avviso, ci sono tre piloni fondamentali legati tra loro che si sono resi necessari per sostenere il peso di una divulgazione medica sana e precisa:  

  • Salute  
  • Competenze/Ruoli 
  • Controllo 

Potrebbe esplicitare i titoli? 

«Certamente, per ordine: 

1. Salute  

Divulgare non è difficile quando si sa di cosa si parla ma soprattutto se lo si fa impostando il filtro giusto. L’unica domanda che deve porsi chi fa comunicazione medica è solo e soltanto:  

“Sto dicendo la cosa giusta a questa persona perché possa prevenire al meglio una malattia?”. 

Mirare al bene della gente vuol dire eliminare i forse della medicina dalla propria comunicazione. 

Niente deve passare dalle opinioni, dai propri interessi, da ciò che capiamo meglio. Si deve presentare solo ciò che è verificato e sappiamo possa aiutare le persone. Questo è logico se pensiamo che un altro obiettivo fondamentale della divulgazione medica è la ricostituzione della fiducia nella medicina stessa

I cittadini non hanno strumenti per valutare le opinioni autorevoli. Anzi, queste sono spesso strumentalizzate e applicate ai propri interessi, quando si parla di politici, o alle proprie opinioni scientifiche quando si parla da scienziati.

Purtroppo, abbiamo visto che talvolta le due cose combaciano. Infatti, è doveroso aggiungere che oggi qua partiamo da basi teoriche, necessarie per cominciare a costruire. Ma il discorso è molto più complicato perché la valorizzazione e la coerente applicazione di regole riconosciute spetterebbe a uno Stato che punti a rendere prioritaria la salute e consideri la comunicazione medica un bene al pari di un farmaco salva vita. Per questo è importante partire da noi.  

Se quello che stiamo comunicando, da rendere comune, sono dati preliminari che allenterebbero la prevenzione e che trovano un contraddittorio ampiamente riconosciuto su cui invece la prevenzione si sta basando, abbiamo già confuso tutti e si va perdendo progressivamente la fiducia. Una comunicazione medica efficiente, per evitare il caos, dovrebbe rendersi semplice, umile, lineare, univoca perché basata solo su ciò che è dimostrato e fermarsi quindi su quello che è certo possa fare solo del bene». 

A tal riguardo, faceva menzione alle competenze e ai ruoli… 

«Sì, Il secondo pilone, quello che più dovrebbe partire da noi scienziati. 

 2. Competenze e ruoli 

La comunicazione frammentaria, i dibattiti televisivi strumentali, le lotte di opinione dei vari esperti hanno minato la fiducia, quantomeno l’ha indebolita. È un dato di fatto.  

Per ristabilire la fiducia e donare una guida medica funzionale, è ulteriormente necessario che noi scienziati in ambito medico, siamo i primi a dimostrare la veridicità di ciò che stiamo dicendo consegnando solo la propria competenza.  

Facendo ciò, automaticamente si riduce anche la confusione e riusciremmo a dare un’istruzione reale e più organizzata. Come abbiamo visto, anche il medico può fallire miseramente nella comunicazione. 

Il controllo serve a questo; non c’è dubbio che si debba comunque partire dalla valorizzazione delle basi date dalla facoltà di Medicina, e ancora di più della specializzazione pertinente all’argomento in questione. Il ‘basta dire cose giuste’, non esclude che i cittadini che ascoltino o leggano per la prima volta il funzionamento di una malattia e le indicazioni per non incontrarla lo debbano sentire dire da centinaia di voci diverse.

La ridistribuzione dei ruoli, infatti, va accolta proprio come un modo per ridurre il rischio globale che chi non ha basi mediche possa esagerare la propria comunicazione aumentando il peso della confusione. Questo ovviamente avviene laddove esiste alla base una Comunicazione Medica efficiente. Impegnarci a costruire un sistema migliore e successivamente farsi da parte, accettando di non dire più di quanto sia già d’aiuto sono convinto possa essere essenziale se vogliamo fare del bene tramite la divulgazione». 

Veniamo al terzo pilone. Uno dei problemi maggiori che si riscontrano è appunto legato all’infodemia. La potenza è importantissima, recitava uno slogan pubblicitario, ma non è nulla senza controllo.  

«Il terzo punto infatti è il più delicato, quando associato alla comunicazione medica.  

3. Controllo 

Uno dei problemi maggiori che si riscontrano è legato all’inquietante e sconfinata quantità di paper/articoli scientifici a cui una persona ha accesso. Il risultato anche qui è evidente. Alle mille fonti corrispondono innumerevoli conclusioni che vengono consegnate liberamente in piazza pubblica.

È necessaria una guida. Senza un imbuto composto da esperti medici che si occupino di comunicazione e si assicurino che ogni informazione intesa per il cittadino segua la realtà scientifica e lo scopo di fare del bene per la massima prevenzione, non si può cambiare». 

Divulgazione medica e libertà 

Chi legge può pensare che lei miri a una sforbiciata della libertà… Precisiamolo, è così? 

«Questa è una questione delicata che chiude il cerchio. Ci sono due libertà da considerare in questo contesto: la libertà scientifica e la libertà dal dogma.  

La libertà scientifica deve rimanere tutelata, ovvero la libertà e la possibilità per gli scienziati di scambiarsi idee, opinioni, teorie, discussioni, papers, dati tramite gli strumenti digitali che accorciano tempi e distanze. Si tratta di un momento fondamentale che non può perdersi ma si deve assolutamente stabilire in una stanza antecedente l’invio di informazioni al pubblico. Oggi la stanza intermedia formata da quell’imbuto, a mio avviso essenziale, non esiste. 

Tra il produttore e il consumatore, in tutti i campi, esiste la dimensione del controllo, ci deve essere anche nella comunicazione medica al fine di evitare il caos.  

Qui subentra la seconda libertà, quella dal dogma. Il controllo ovviamente serve per dare un pensiero comune che proietta nella solita direzione; qualcuno l’avverte come minaccia, ma ciò da cui dobbiamo liberarci se vogliamo ripartire è proprio il dogma che condanna il pensiero unico.

Come tutte le cose occorre circostanziarlo, senza aprire i libri di storia ma quelli di medicina. In medicina curiamo i pazienti con questo metodo esatto, ovvero tramite le Linee Guida che un sistema per mettere d’accordo al meglio la comunità medica, un pensiero che ci accomuna derivato da studi scientifici riproducibili e che ci porta sullo stesso scalino più alto possibile di certezze per curare al meglio la persona.

La divulgazione medica segue lo stesso principio e lo stesso modello: per fare del bene non deve essere confusionaria, può fare questo solo se mette d’accordo, e può mettere d’accordo solo se presenta informazioni certe.  

Il controllo serve proprio a questo fine. Il pensiero unico nella comunicazione medica altro non deve essere visto che come una linea guida». 

In conclusione? 

«Dopo questi ultimi tre anni, non si può non accorgersi dell’ovvietà dei danni generati dalla mala comunicazione. Penso fermamente che si debba cominciare a pretendere un sistema divulgativo responsabile e controllato.

Pare fantasia, specialmente per i motivi politici esposti brevemente prima, ma se non si inizia a progettare un cambio drastico, i danni e il caos prodotti da una divulgazione disorganizzata e/o disonesta continueranno a perpetuare ottenendo gli stessi risultati». 

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