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Ojok Okello e la nascita di Okere City 

Nel continente nero, alle falde del Kilimangiaro, c’è un popolo avanti a tutti. 3 passi? 6 metri? Di più, molto di più.

Nessuno di loro è nato con la camicia, il villaggio di Okere Mom-Kok (tradotto dal lango significa “un bambino non dovrebbe piangere”), in Uganda, era ridotto a poco più di un cumulo di macerie e legna bruciata ancora fumante dall’imperversare della guerra, niente da ridere. 

Ojok Okello è un sognatore pratico: «Penso che quello che sto facendo qui sia radicale», talmente radicale da trasformare un albero secco, senza linfa, in un progetto verdissimo. 

La costruzione di Okere City è iniziata nel gennaio 2019. Nei suoi 200 ettari sono sorte una scuola, un ambulatorio medico, una banca e una sala comunitaria polivalente: cinema, chiesa e pure discoteca. L’elettricità? Energia solare. L’acqua? Pozzo di profondità. La scuola? Retta a pagamento: metà in contanti e il resto in mais, fagioli, zucchero e legna da ardere.  

Chi finanzia? 

Ojok Okello, lo dicevamo, è un sognatore pratico e ha pagato tutto di tasca propria, 200 milioni di scellini ugandesi (circa 45mila €). Non è uno sprovveduto, Okello, si è laureato in sviluppo alla London School of Economics, ha lavorato per diversi enti di beneficenza e ONG internazionali, ma è cresciuta in lui la disillusione vedendo molti dei suoi sogni fallire perché le comunità non venivano coinvolte nelle decisioni sul proprio futuro. 

Tornato a Okere Mom-Kok, ha deciso di mettere a frutto le sue convinzioni e si è messo egli stesso in gioco. 

Quella che ha aperto non è una voragine senza fondo; ogni progetto, dalla scuola al bar locale, si autofinanzia, perché la sua non è un’opera di beneficenza, ma un’impresa sociale

Punto di forza della regione sono gli alberi di karité, e Okere City profuma di burro di karité. 

Gli alberi sono protetti e curati per la rigenerazione, vista la minaccia di estinzione in tutta la regione per uno sfruttamento distruttivo. 

In città non c’è un Capo, una volta la settimana il club di investimento, perlopiù donne contadine e imprenditrici del villaggio, si riunisce in cerchio nella sala polivalente. Discutono, presentano bilanci e progetti, decidono di finanziare tale impresa, di investire in un’altra, elargiscono mutui che alla restituzione vengono investiti in modo virtuoso. Nessuno deve arricchirsi a detrimento di altri, quel modello non funziona a Okereke City, nessun bambino deve piangere

Non si investe per la ricchezza di uno ma per il benessere del villaggio, delle famiglie. 

«Il denaro è fuori moda e non è un modo sostenibile di vivere». 

Prima dell’apertura del supermercato, gli abitanti del villaggio hanno dovuto percorrere a piedi circa otto chilometri per rifornirsi… nessun bambino deve piangere. 

La sala polivalente sta per essere riordinata, domani mattina la stanza serve da chiesa e i bambini possono continuare a sorridere. 

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